Trading di Bitcoin e criptovalute

Lo scorso anno ha visto l’esplosione del fenomeno delle criptovalute, Bitcoin in primis, che sono finalmente diventate oggetto di ampie discussioni pubbliche e di analisi più o meno oggettive. Ritengo che questo mercato, sostanzialmente nuovo e inesplorato, offra opportunità di guadagno, nel breve e nel lungo termine, di gran lunga superiori a quelle dei mercati tradizionali.

E’ doveroso segnalare, però, che non mancano iniziative fraudolente e truffe acclarate nel grande ecosistema delle criptovalute; purtroppo, trattandosi di un mercato che sfugge per sua natura ad ogni regolamentazione, non esistono leggi o contratti a tutela degli investitori. Per questo motivo, chiunque può proporre una sua ICO (Initial Coin Offering), mascherandola magari con un progetto appetibile o apparentemente lecito, e provare ad arricchirsi alle spalle degli investitori. A scanso di equivoci, non credo che le ICO di per sé siano strumenti illeciti o fraudolenti; è discutibile, però, l’uso che ne viene fatto, in quanto finalizzato a finanziare un progetto, vero o presunto, senza dare in cambio garanzie, se non la prospettiva spesso illusoria di un guadagno incredibile in brevissimo tempo. E’ vero che chi opera da tempo nel mercato delle criptovalute ha visto monete realizzare in un solo giorno percentuali da capogiro, nell’ordine del 300 o del 400%, ma io credo che questa non possa, e non potrà mai, essere la normalità. Riassumendo, quindi, le ICO sono strumenti speculativi ad alto rischio che funzionano all’incirca così: il “developer” (la persona che sta sviluppando un progetto ma non ha soldi per finanziarlo), tramite il marketing online e il passaparola, rende nota la sua ICO, che serve espressamente per finanziare il suo progetto e che dovrebbe essere supportata da un “white paper” credibile (un documento, sul modello del “white paper” su Bitcoin di Satoshi Nakamoto). A questo punto, l’investitore, se condivide le basi del white paper e il progetto nel suo complesso, compra un certo numero di “tokens” (gettoni) pagandoli in dollari, in euro o in bitcoin, insomma pagandoli in soldi reali.

Qui sta, a mio avviso, il lato oscuro delle ICO: l’investitore paga per ricevere dei tokens, che sostanzialmente sono carta straccia, il cui valore è stato deciso arbitrariamente dal developer. Ma allora qual è il motivo che spinge l’investitore a comprare questi tokens? A parte la presunta fiducia nel progetto che è sotteso alla ICO, l’unico vero motivo che spinge l’investitore ad investire è l’avidità, la prospettiva di avere un guadagno non solo facile, ma anche molto alto, in breve tempo. Infatti, la ICO diventa una criptovaluta vera e propria solo quando viene listata su uno o più exchange (i più famosi sono BINANCE e BITTREX) e, a quel punto, essendo disponibile ad un numero maggiore di persone, il suo prezzo dovrebbe aumentare, e l’investitore, che ha comprato i tokens prima ancora che la moneta venisse listata su qualche exchange, dovrebbe realizzare guadagni altissimi.

L’investimento nelle ICO si basa, quindi, su una scommessa, cioè che il prezzo della moneta una volta listato su qualche exchange aumenterà. Molte volte, però, questa scommessa si rivela un’illusione e l’investitore perde i suoi soldi, senza potersi inoltre rivalere su nessuno, dal momento che non esiste alcuna norma che regoli le ICO e il loro utilizzo.

Veniamo ora all’oggetto di questo articolo. Per i motivi che ho spiegato sopra, e per altri che ognuno può dedurre, io sconsiglio fortemente di aderire o di investire in qualche ICO, a meno che non si abbia piena fiducia nel progetto e nei developer che lo portano avanti. Quello che consiglio invece, e che io stesso sto facendo da diversi mesi, è di operare in modo autonomo con il trading delle criptovalute. Ho già premesso che questo mercato offre molte più opportunità di guadagno rispetto ai mercati tradizionali, dal momento che non è regolamentato e non risponde ad alcuna autorità centrale.

Il trading di Bitcoin e altre criptovalute può essere svolto su alcuni dei più famosi “exchange”: Bittrex, Binance, Poloniex, etc. Quello che mi sento di consigliare è Bittrex, perché lo ritengo il migliore per quantità e qualità delle criptomonete disponibili, praticità d’uso e professionalità del supporto e del team che lo gestisce. Cosa sono gli exchange? In linea di massima, sono delle piattaforme utilizzate per la compravendita di Bitcoin e altre criptomonete, oltre che per transazioni e trading di vario tipo.

Gli exchange svolgono sostanzialmente la funzione di banche digitali, ed è questo il loro limite principale: mancano di decentralizzazione, che dovrebbe invece essere il perno su cui fondare tutto il panorama del Bitcoin e delle criptovalute. Infatti, Bitcoin si propone di risolvere il problema degli intermediari, come leggiamo nel white paper di Nakamoto, attraverso l’introduzione di un sistema di pagamento elettronico peer to peer (da pari a pari). Tuttavia, gli exchange sono degli intermediari e conservano tutte le caratteristiche negative delle banche, come la centralizzazione e la mancanza di privacy per gli utenti. Di fatto, quindi, non si può dire che, allo stato attuale, Bitcoin abbia risolto il problema degli intermediari, né che rifletta il disegno originale di Nakamoto.

Lasciamo però da parte per il momento queste osservazioni, che possono sembrare dei tecnicismi, ma che io credo siano invece i punti cardine con cui Bitcoin dovrà misurarsi nei prossimi mesi e anni. Dicevamo che Bittrex è un’ottima piattaforma, nonché l’unica che posso consigliare, per il trading di criptovalute. Quali sono i motivi per cui dovremmo iniziare tutti a prendere in considerazione il trading di criptomonete? Cerco di elencarli qui.

  1. Tramite il trading di criptovalute, non deleghi a nessuno la responsabilità dei tuoi soldi; li gestisci tu personalmente e ne sei responsabile in ogni momento. A questo proposito, è utile ricordare che “HOMO FABER IPSIUS FORTUNAE” (l’uomo è artefice del proprio destino), come dicevano i latini. Questo significa, in senso lato, che ognuno di noi può migliorare il suo destino, ma per farlo deve rispondere a se stesso delle sue azioni. Per questo motivo, ritengo che sia molto meglio gestire personalmente i propri soldi, per esempio nell’ambito del trading delle criptovalute, piuttosto che delegare alle banche o ad altri la gestione degli stessi, magari in cambio di un 1% annuale garantito.
  2. Il trading delle criptovalute comporta sì dei rischi, ma in misura minore rispetto al trading nei mercati tradizionali (ivi compresi opzioni binarie, scalping e via dicendo), e inoltre i potenziali guadagni sono di gran lunga maggiori. Per quanto riguarda i rischi, questi non devono spaventarci o farci compiere errori di valutazione: viviamo in una società talmente dinamica e complessa che il maggiore rischio oggi sta nel non assumersi alcun rischio.
  3. Il trading di criptovalute si colloca a metà strada tra il panorama nuovo delle criptomonete e il panorama tradizionale legato all’analisi tecnica e alle metodologie di trading. Per questo motivo, può essere utile a chi vuole approfondire l’uno o l’altro aspetto, o a chi magari conosce bene la finanza tradizionale ma non ha ancora preso coscienza della rivoluzione in atto con le criptovalute.

Spero, con questo articolo, di avervi dato uno spunto per approfondire tutto ciò che è relativo al trading delle criptovalute.

Vi consiglio di visitare il sito: Bittrex.com

Buon trading

M. Pellicioli

 

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