Perché il futuro è decentralizzato

di Michele Pellicioli

Stiamo assistendo da anni ad una “rivoluzione digitale” che ha già cambiato il nostro modo di comunicare e di agire, ma la vera novità è che finalmente questa rivoluzione sta interessando anche l’economia e il modo di trasferire valore. Attualmente i pagamenti richiedono la presenza di intermediari o terze parti (banche, broker ecc) e tempi di attuazione piuttosto lunghi (pensiamo ai bonifici bancari, circa 2 giorni lavorativi). A mio avviso, la moneta digitale Bitcoin è in grado di risolvere entrambi questi problemi ed in parte lo sta già facendo: si tratta di una valuta completamente decentralizzata, che non richiede terze parte fiduciarie, e ogni transazione viene portata a termine quasi istantaneamente, nel giro di 1 o 2 ore. Visto da questa prospettiva, il Bitcoin può aprire nuovi orizzonti e veicolare la rivoluzione digitale in atto anche in ambito economico.
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Molte volte ci riesce difficile definire cosa sia il “denaro”, o magari non ci poniamo il problema. Nel 1976 Friedrich Hayek, studioso statunitense, diede una definizione di “denaro” che oggi sembra essere accettata da tutti, e per questo mi sembra giusto proporla come spunto di partenza per una più ampia discussione sul Bitcoin e le cripto valute.

Il denaro è:

  • mezzo di scambio
  • unità di conto
  •  riferimento per pagamenti dilazionati
  • riserva di valore.

A mio avviso, il Bitcoin è in grado di soddisfare teoricamente tutti questi requisiti, ma all’atto pratico le transazioni sono ancora troppo lente e costose per poter costituire un reale “mezzo di scambio” e la volatilità del prezzo è decisamente troppo elevata perché il Bitcoin rappresenti una riserva di valore (o un bene rifugio), come può essere invece l’oro. D’altra parte, il grande vantaggio del Bitcoin rispetto alle monete FIAT, cioè a corso legale, sta nel non essere soggetto ad inflazione. Il numero di Bitcoin potenzialmente in circolazione è limitato a 21 milioni, per scelta del creatore del codice Satoshi Nakamoto, dunque non esistono banche o autorità centrali che stampano moneta e decidono i tassi di interesse. Il prezzo del Bitcoin, quindi, è regolato solo dalla legge della domanda e dell’offerta, cioè dal mercato: più persone lo acquisteranno, più il prezzo unitario tenderà a crescere.
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Dal punto di vista informatico, il protocollo Bitcoin non è una novità, pur avendo l’indiscusso pregio di assemblare per la prima volta due strumenti informatici utilissimi: il “sistema peer-to-peer (P2P)” e la “digital signature”, cioè la firma digitale. Il primo garantisce la decentralizzazione della block chain, cioè il suo essere essenzialmente libero da autorità centrali o terze parti, mentre la firma digitale assicura l’unicità della transazione. La vera rivoluzione di cui Bitcoin è portavoce riguarda invece l’economia: la moneta creata da Satoshi risolve infatti il problema del “double spending” (doppia spendibilità). Cosa garantisce che una stessa moneta non possa essere spesa due o più volte? Satoshi Nakamoto, a questo proposito, introduce la block chain, assimilabile ad un enorme registro pubblico (non modificabile e consultabile da chiunque in ogni momento) che tiene traccia di tutte le transazioni in Bitcoin eseguite dal 2009 ad oggi, e dell’ordine esatto in cui si sono svolte. Qualcuno potrebbe obiettare che anche Internet è un database (un registro pubblico) e che quindi la block chain non sarebbe una novità. In realtà, la vera novità sta nel modo in cui le transazioni sono riportate nella block chain: in ordine perfettamente cronologico. Da questo punto di vista, sarebbe più funzionale paragonare la block chain ad un orologio le cui lancette non possono essere modificate.

Credo che la conoscenza riguardo al Bitcoin sia ancora insufficiente e frammentaria, perché spesso ci si avvicina a questo tema con pregiudizi di vario tipo oppure ci si limita a vedere l’aspetto “speculativo” del Bitcoin, cioè la possibilità di guadagnare a breve termine. Quali sono le critiche che più spesso vengono sbandierate parlando di Bitcoin? Provo ad elencarle di seguito, con le relative obiezioni:

  • “Bitcoin viene usata dai terroristi e criminali per traffici illeciti”: per motivi facilmente intuibili, i terroristi non possono maneggiare denaro “tracciato” (assegni, carte di credito ecc), quindi devono ripiegare su qualcosa di anonimo. Il Bitcoin è anonimo? La risposta è più semplice di quella che si creda: no, non è anonimo. Le transazioni sono tutte tracciate nella block chain e chiunque può consultarle. Certamente il Bitcoin non risolve il problema della criminalità, ma di fatto non la incentiva. Come dimostra un sondaggio del Ministero del Tesoro inglese (English government, 2017), il rischio di riciclaggio di denaro legato al Bitcoin è stimato solamente al 5%, contro il 34% dello stesso rischio legato alle banche.
  • “Il Bitcoin è controllato dai cinesi”: dal momento che la maggioranza dei miners sono cinesi, alcuni ritengono che questi possano avere il potere assoluto su Bitcoin. Si tratta di una “fake news”, cioè una notizia totalmente falsa. I miners non hanno alcun potere sulla block chain e, se anche lo avessero, i loro interessi sarebbero sempre troppo diversi e contrapposti perché possano coalizzarsi minacciando la decentralizzazione del sistema. Ricordiamoci che i miners ottengono una ricompensa in termini economici (cioè dei bitcoins) nel momento in cui riescono a minare (produrre) il blocco; per questo motivo, i loro interessi saranno sempre individuali e non potranno mai coincidere.
  • “Bitcoin è uno schema Ponzi”: si tratta di un’affermazione così risibile che si smonta da sola. Tuttavia, vale la pena riprenderla perché è comparsa recentemente (agosto 2017) in un articolo di Beppe Scienza sul “Fatto Quotidiano” che ha fatto infervorare la stessa comunità italiana Bitcoin. L’autore dell’articolo, professore universitario di matematica, pare aver deciso arbitrariamente che le cripto valute non hanno alcun valore reale (le definisce “bidon-valute”). Al di là dell’approccio sbagliato con cui il professore tratta il Bitcoin, in quanto pieno di pregiudizi a priori, resta da dire che nessuno può stabilire arbitrariamente il valore di Bitcoin. Tale valore dipende solo dal mercato, come detto in precedenza.

Michele Pellicioli

 

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Un pensiero su “Perché il futuro è decentralizzato”

  1. Complimenti per l’articolo! Tuttavia sento di voler fare una precisazione. I wallet (portafogli elettronici dove vengono conservati i bitcoin) sono pressoché anonimi e le operazioni riportano solo il numero di conto a cui trasferire la crypto valuta. Ne consegue che la tracciabilità esiste, ma non è identificabile dato l’elevato numero di transazioni.

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