lo stress, il nostro peggior nemico!

Lo stress! Il nostro peggior nemico                                               Autore: Dr. Massimo Fochi 338/4194605

La malattia può essere osservata secondo diverse prospettive ed ha certamente, implicito, un punto di vista antropocentrico. 

Insomma per definire qualcosa o qualcuno malato devo riferirmi ad un osservatore del fenomeno che risulta essere tutt’altro che neutrale.

(Approfondiremo questo concetto in altra sede). I fenomeni connessi con lo stress risentono certamente di questa ambiguità intrinseca al concetto stesso di malattia.

Ippocrate definiva la malattia come il faticoso lavoro del corpo teso a ristabilirsi.
Anche i meccanismi di risposta allo stress possono essere visti come il tentativo di mantenere un equilibrio all’interno dell’organismo di fronte a qualche perturbazione o pericolo. Se questa emergenza, che porta ad una iperattività nei meccanismi omeostatici, dura troppo a lungo o risulta essere eccessivamente intensa per le possibilità di adattamento di quell’organismo, si iniziano ad avere dei problemi e delle alterazioni fisiologiche che possono avere la tendenza a divenire permanenti.

Colui che per primo, con grande acutezza, studiò in modo scientifico questi fenomeni, fu il fisiologo Selye.
Egli si accorse che ogni volta che sottoponiamo a stress intenso un qualunque animale, i suoi sistemi adattivi tendono a reagire in maniera analoga, secondo dei piani di emergenza che la natura ha codificato nei geni per affrontare queste inusuali situazioni.
Come conseguenza si tende poi a perdere l’appetito, scemano la voglia di agire e la forza muscolare, si tende a diminuire di peso.

Come è possibile che cause anche molto diverse portino a risultati così stereotipati anche negli organismi più diversi?

Nel 1936 osservò, nel corso di esperimenti su topi di laboratorio, che iniettando in essi preparati ghiandolari impuri e tossici, indipendentemente dalle ghiandole di provenienza, si tendeva a manifestare una sindrome stereotipata, caratterizzata dall’ispessimento e dall’iperattività della corteccia surrenale, dall’atrofia progressiva del timo e di alcuni linfonodi, dalla
comparsa di ulcere gastrointestinali.
Questa tendenza dell’organismo a reagire in maniera aspecifica ad una serie di agenti nocivi (stressor) venne chiamata Sindrome Generale di Adattamento (esperimento della “Scimmia dirigente).

Essa è stata suddivisa in tre stadi:

1) reazione d’allarme;

2) fase di resistenza;

3) stadio di esaurimento.

Dunque possiamo dire, riepilogando, che qualunque sia la causa di un stress intenso che turba l’organismo, quest’ultimo avrà la tendenza a reagire con una sequenza preordinata di risposte al fine di ristabilire l’omeostasi interna.

Durante la reazione di allarme si ha una attivazione del sistema Simpatico, il quale stimolerà
una secrezione di adrenalina e noradrenalina dal midollo surrenale.

Le ricerche condotte da McGaugh (1983) hanno mostrato che questi ormoni sono gli stessi che svolgono una funzione fondamentale nella modulazione del ricordo.

Ad esempio una persona che, durante un incidente automobilistico altamente traumatico, subisca una eccezionale secrezione degli ormoni summenzionati, tornata nello stato di”normalità”, sentirà i ricordi dell’incidente diventare lontani e confusi o addirittura divenire non più accessibili alla attività di recupero volontario della sua memoria.

I ricordi dell’incidente tenderanno a diventare stato dipendenti.

Successivamente si ha l’instaurarsi dei sintomi ed il loro divenire persistenti e fastidiosi. Una parte qualsiasi della reazione d’allarme originaria si cronicizza (emicranie, ulcere, paralisi isteriche) ed il soggetto può ora soffrire di un misterioso problema che, talvolta, la medicina tradizionale non sa come affrontare e sovente finisce per bollarlo , in modo alquanto superficiale, come fantasia del paziente, come esagerazione assurda, come desiderio di essere al centro dell’attenzione.

“I problemi psicosomatici possono essere concettualizzati nella maniera più adeguata come disfunzioni codificate entro l’apprendimento stato dipendente del sistema libico-ipotalamico di traduzione mente-corpo dell’informazione.”( E.Rossi. La psicobiologia della guarigione psicofisica.)

Nel 1943 Erickson ha dato un ulteriore straordinario contributo alla comprensione dei disturbi psicosomatici. A differenza e ad integrazione del lavoro di Sely (che aveva scoperto la stessa
catena di reazioni fisiologiche a stressor anche molto diversi) Erickson ha evidenziato le risposte psicologiche diverse agli stessi agenti di stress, cui dette il nome di “fenomeni coincidenti”.Di questi sviluppi parleremo prossimamente.

 

Fonte:   http://guide.supereva.it/ipnosi/interventi/2000/11/16256.shtml

 

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